Edith Stein

 

Edith Stein nasce il 12 ottobre 1891 a Breslavia; dopo aver frequentato il liceo entra nell’Università della sua città natale nel 1911 dove frequenta la facoltà di germanistica e segue i corsi di filosofia e di psicologia sperimentale, ma proprio a Breslavia venne a conoscenza delle ricerche che il filosofo E. Husserl (1859‑1938) stava svolgendo a Gottinga e decise di seguire le sue lezioni dopo aver letto nell'estate del 1913 il secondo volume delle Ricerche Logiche.

Edmund Husserl, la cui formazione è legata agli studi di matematica e di psicologia, aveva attraversato una fase di riflessione durante la quale riteneva di poter comprendere il significato dell’aritmetica e in parti­colare quello del numero per mezzo dell'analisi psicologica. Già nel primo volume delle Ricerche Logiche del 1901, egli aveva dimostrato, però, di essersi reso conto dell’insufficienza della psicologia e di essersi orientarsi verso la logica per poter afferrare il significato dei processi conoscitivi. In realtà egli era alla ricerca di un metodo di indagine sulla interiorità umana che si ponesse al di là sia della logica che della psicologia, metodo che sarà da lui elaborato e definito "fenomenologico", ossia un’ analisi dell'attività conoscitiva e in generale della vita riflessiva e affettiva umana, che la descriva nel suo darsi, così come si presenta, senza sovrapporre ad essa elementi estranei.

Questa descrizione che mette in evidenza ciò che è proprio dei fenomeni, intesi come atti conoscitivi o affettivi e che cerca di com­prenderli in se stessi, è definita appunto fenomenologia, ri­flessione su ciò che si presenta, si dà nel fluire della nostra coscienza.

Essa si scandisce, quindi, in un doppio movimento: un messa in evidenza di ciò che è "essenziale" (riduzione eidetica, da eidos = essenza), dopo aver messo fra parentesi ogni altro aspetto, perfino quello esistenziale (epoché),  e degli atti che sono "vissuti" (Erlebnisse) dal soggetto, preso nella sua univer­salità (riduzione trascendentale), secondo l'uso che già Kant aveva fatto del termine trascendentale, come ciò che è relativo alla struttura della soggettività.

Edith Stein comprende a fondo il significato di tale metodo di indagine, tanto da non abbandonarlo mai sostanzialmente, anche quando la sua ricerca affronterà temi che la allontaneranno dal suo maestro Husserl.

A Gottinga, infatti, ella ha la possibilità di applicare il metodo fenomenologico alla sua prima ricerca importante, quella relativa al­l' empatia, cioè al modo in cui ogni io si mette in contatto con gli altri e li riconosce come alter-ego, da lei elaborata nella sua Dissertazione di laurea Il problema dell’empatia, pubblicata a Halle nel 1917. Tale conoscenza ha una sua particolarità: l'altro è co­nosciuto o meglio "sentito" come altro‑io (alter‑ego), cioè è riconosciuto come un soggetto (io), ma diverso da me e perciò "altro"; tuttavia, se da un lato ogni io rimane estraneo all'altro, in quanto un'immede­simazione totale è impossibile, è anche vero che è possibile comprendere attraverso la presentificazione  di ciò che l'altro pensa, vive e sente; si stabilisce in tal modo una comu­nicazione fra i due che si estende a tutti i soggetti, diventando appunto inter‑soggettiva.

Siamo nel 1916; Husserl stava sviluppando in quegli anni e con­tinuerà in quelli successivi accanto ad altre analisi, anche quella sull'in­tersoggettività. E. Stein prende spunto dalle indagini del maestro, le elabora in modo personale e le utilizza contro i sostenitori di un'inter­pretazione puramente psicologica dei processi conoscitivi, dimostrando la validità del metodo fenomenologico nell'ambito della descrizione dei rapporti fra i soggetti. Nella Dissertazione di E.Stein c'è un punto particolarmente significativo: esso riguarda la possibilità dell'essere umano di mettersi in con­tatto con Dio e la modalità del legame che li unisce in quanto credente.

Questa riflessione stupisce, se si pensa che E. Stein, proveniente da famiglia ebraica, era diventata fin dall'adolescenza indifferente nei confronti dei problemi religiosi. E’ necessario, però, tenere anche in debito conto ciò che ella scrive nella sua autobiografia. A Gottinga in quegli anni risiedeva anche Max Scheler; egli con­tendeva a Husserl il primato nella scoperta del metodo fenomenologico, in realtà si fermava alla sola riduzione all'essenza, che applicava all'analisi dei sentimenti e in particolare alla dimensione religiosa. A prescindere dalla questione del "primato" nella scoperta del metodo fenomenolo­gico, che E. Stein pensa debba spettare a Husserl, ella confessa di preferire l'atteggiamento di ricerca, più rigoroso e onesto intellettual­mente proposto da Husserl, ma di aver subito l'influenza di Scheler proprio per quanto riguarda i problemi religiosi:, per cui cadevano così le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza saperlo e il mondo della fede le si apriva repentinamente dinanzi.

Nel 1917 Husserl veniva nominato ordinario all'Università di Fri­burgo, egli scelse come sua assistente E. Stein il cui lavoro consisteva nel sistemare i numerosi manoscritti del maestro e nel tenere corsi preparatori alla fenomenologia per gli studenti più giovani.

Nel frattempo il contatto con la moglie di Adolf Reinach, suo collega a Gottinga morto durante la prima guerra mondiale e con Hedwig Conrad‑Martius, entrambe profondamente religiose, la sol­lecitò sempre di più ad approfondire la conoscenza dei testi sacri, ma la spinta decisiva verso la conversione al cattolicesimo fu data dalla lettura della vita di S. Teresa d'Avila. Nel Capodanno del 1922 rice­vette il Battesimo e la Prima Comunione. Non sentendosi più a suo agio a Friburgo, preferì accettare nel 1923 il posto di docente di lingua e letteratura tedesca presso l'Istituto Magistrale delle Madri Domenicane di S. Maddalena a Spira. Certamente questo non fu un esilio, anzi si intensificò il suo contatto con gli altri e la sua popolarità aumentò, sia sotto il profilo culturale che spirituale E. Stein fu molto conosciuta e la sua partecipazione richiesta in numerose occasioni.

  L’approfondimento delle analisi fenomenologiche le consente di completare la trilogia iniziata con la trattazione del tema dell’empatia con due lunghi saggi, Psicologia e scienze delle spirito – Contributi per una fondazione filosofica (1922) e Una ricerca sullo Stato (1925) pubblicati sullo “Jahrbuch fuer Philosophie und phaenomenologische Froschung” diretto da Husserl e dedicati alla descrizione fenomenologica dell’essere umano come formato da corpo, psiche e spirito e delle forme associative umane, la comunità, la società e lo Stato.  Già nel 1919 ella aveva iniziato una sottile analisi ricapitolativa e introduttiva delle tematiche che andava affrontando, analisi che condurrà fino al 1932 presso l’Istituto tedesco di pedagogia scientifica di Muenster dove insegnò per un anno. Le sue indagini riprendono il tema della soggettività, dell’intersoggettività e delle scienze umane  e si allargano sulla scia delle analisi della sua amica Hedwig Conrad Martius anche ad un argomento che sembrava a lei estraneo, quello relativo al significato della natura. Tali analisi sotto il titolo complessivo di Introduzione alla filosofia  sono state pubblicate come vol.XIII delle sue opere.

 

 

Fenomenologia e filosofia cristiana

 

L'impostazione di Husserl risente indubbiamente della tradizione cristiana alla quale egli si era legato dopo la conversione dall'ebraismo al  protestantesimo, ma proprio per questa ragione le sue ricerche non erano certamente rivolte alla filosofia medioevale. Edith Stein, al contrario, sollecitata anche dalla sua conversione religiosa al cattolicesimo compie parimenti quella che si può definire una conversione "filosofica" che la conduce alle radici della filosofia cristiana e all'incontro con il pensatore più significativo:  san Tommaso d’ Aquino. A lui dedica la traduzione in lingua tedesca delle Quaestiones disputatae de veritate e il lungo saggio La fenomenologia di Husserl e la filosofia di san Tommaso d’Aquino, pubblicato sempre nello “Jahrbuch” in occasione del settantesimo compleanno di Husserl.

In realtà è proprio il saggio dedicato al confronto fra Husserl e san Tommaso d'Aquino che fornisce la chiave per comprendere la sua nuova direzione di indagine. Ciò che distingue fondamentalmente la fenomenologia husserliana e la filosofia tomista è la visione "antropo­centrica" della prima e quella "teocentrica" della seconda. La ricerca della verità è comune ad entrambi i filosofi; ella riconosce, infatti, che la fenomenologia di Husserl con la sua esigenza di rigorosità tende ad accertare ciò che è vero e valido, al di là di ogni scetticismo e rela­tivismo, ma sottolinea anche che l'oggetto di indagine è, appunto, il "mondo" così come è costituito — ma certamente non costruito o prodotto in senso idealistico — dal soggetto, inteso non in senso particolare e psicologico, ma come soggetto nella sua universalità. Per tale ragione la fenome­nologia husserliana sembra fermarsi prevalentemente a delineare un’ antropologia..

La verità, secondo san Tommaso, si identifica con la rivelazione di­vina che viene indagata dalla mente umana la quale attraverso tale indagine esercita la sua capacità di filosofare, ma si rende conto con­temporaneamente che la luce della conoscenza  proviene ad essa dall'alto.

Tutto ciò dimostra, quindi, che, pur ammettendo la validità della ricerca filosofica husserliana, E. Stein ritiene l'apertura "teologica" della speculazione di san Tommaso più convincente, in quanto egli indica  la fonte della verità in Dio. Ella è probabilmente sollecitata a condividere tale posizione oltre che dalla constatazione della finitezza dell'uomo, anche dalla sua conversione religiosa. Come nel caso di sant’ Ago­stino, l'esperienza del limite e dell'incapacità dell'uomo conduce ad un'adesione di fede che non esclude l'esigenza di una giustificazione razionale del significato di quella limitazione, anzi chiarisce la necessità dell'apertura verso la Verità assoluta.

Se confrontiamo la posizione di E. Stein e quella di E. Husserl a questo proposito dobbiamo osservare che ci troviamo di fronte ad un diverso modo di intendere il rapporto fra filosofia e religione. Per Husserl le due sfere sono completamente separate, anche se personalmente stabilisce una profonda connessione; E.Stein, al contrario, si inserisce nel filone della filosofia cristiana che aveva intorno agli anni trenta in particolare in Francia una sua revi­viscenza per opera di J. Maritain e di altri. Ciò non significa che Husserl non riconosca i diritti della fede, della religione, che non consideri l'uomo dipendente da Dio, ma non include nella sua ricerca direttamente e primariamente tale ri­conoscimento. Ed è questa la ragione per la quale E. Stein definisce la posizione husserliana antropocentrica. Ella, invece, attraverso la filosofia cristiana, ritiene di incanalarsi nel solco della philosophia perennis, cioè di una speculazione che abbia come sfondo la verità assoluta e ad essa ritorni dopo il suo cammino di ascesi intellettuale.

In questa prospettiva si debbono intendere le opere successive di E. Stein e in particolare Essere finito e Essere eterno della quale si dirà più avanti.

 

 

Problemi sociali e morali: la condizione della donna

 

La seconda attività di Edith Stein, quella di conferenziera, che la fa conoscere ad un vasto pubblico, è documentata in particolare nel libro che raccoglie i saggi sulla condi­zione femminile La donna – il suo compito secondo la natura e la grazia, ora contenuto nelle sue Opere, vol. V. Il suo punto di vista, estremamente aperto alle proposte contemporanee, anche se sempre equilibrato, riveste una notevole importanza per la soluzione della questione della donna. La sua tesi è la seguente: non è possibile riflettere seria­mente sul ruolo della donna, se non si esaminano le caratteristiche dei due sessi, ciò permetterà di delineare il loro ruolo nella società. Come si è detto, l'analisi filosofica sulla struttura dell’essere umano e sulle forme associative umane era stata già compiuta, si trattava, allora, di affrontare il tema del ruolo del singolo, donna e uomo, nella società, in modo da fornire indicazioni concrete sul piano etico-sociale.

Secondo E. Stein, la natura dell'uomo e quella della donna differiscono per attitudini e per sensibilità; ciò non significa, però, che essi non abbiano capacità intellettuali uguali e soprattutto che non meritino lo stesso rispetto, quindi non debbano usufruire all'interno del con­testo sociale di una fondamentale uguaglianza. È necessario, inoltre, osservare che, se ci sono elementi che contraddistinguono la natura femminile, più propensa all'altruismo, più sensibile di quella maschile, la quale appare più decisamente caratterizzata da capacità intellettuali che tendono all'astrazione, tuttavia ogni singolo individuo può anche sot­trarsi a questa regola generale e quindi ogni donna e ogni uomo ha una personalità particolare che non impedisce all'una di eccellere nelle attività intellettuali, come non chiude sempre l'altro in un esasperato egoismo.

Da queste premesse consegue che la donna ha un ruolo fondamen­tale nella società proprio per le sue caratteristiche di apertura verso gli altri e può, quindi, essere utile in molte professioni e può assumere va­lidamente funzioni pubbliche. Si deve sottolineare che questa posizione nel momento storico in cui veniva enunciata si mostrava "rivoluzionaria". Le lotte per la "liberazione della donna" erano iniziate in realtà già da qualche decennio in particolare in Inghilterra, e si erano diffuse anche in Germania, ma non era ancora accettato, per lo meno nella mentalità comune, che la donna potesse a pieno diritto essere inserita nella vita pubblica. Inoltre è da sottolineare che i movimenti "femministi" — e ciò li caratterizza in gran parte quasi per tutto il nostro secolo — sono movimenti di reazione nei confronti di una società impostata secondo canoni "maschili" e quindi tendono spesso a riven­dicare diritti senza procedere ad un esame globale della società stessa, composta di uomini e di donne.

Il merito di E. Stein è quello di aver indicato che nessuna solu­zione del problema della donna possa essere realizzata se non stabi­lendo o ripensando anche il ruolo dell'uomo; e ciò non soltanto in una prospettiva puramente sociale, ma anche in una visione morale e religiosa. Risalendo alla fonte dei problemi ed esaminandoli nella loro ampiezza, secondo un'impostazione che rimane sostanzialmente filosofica, ella affronta anche la questione teologica, fondamentale per chiarire il comportamento morale. Si comprende così che il ruolo subordinato della donna e la prepotenza dell'uomo sono dovuti alla corruzione della natura umana operata dal peccato originale, la grazia di Dio attraverso Cristo dovrebbe aiutare a ristabilire l'equilibrio nel ripristinare l'ugua­glianza delle persone anche nella diversità delle mansioni. Fondamen­tali sembrano ad E. Stein le parole di san Paolo: non ci saranno più né schiavi, né liberi, né uomini, né donne (Galati, 3, 4).

Quanto sia difficile, però, superare questa situazione di decadenza spirituale, è confermato dal fatto che lo stesso san Paolo stabilisce un posto subordinato alle donne nelle assemblee (Timoteo, 1), è compren­sibile, quindi, che si incontrino difficoltà e resistenze nella vita quoti­diana; il superamento delle passioni è possibile solo se interviene l'aiuto della grazia divina.

 

Essere finito ed essere eterno

 

Lo sfondo religioso e teologico nel quale si muove ormai la ri­flessione di E. Stein la conduce a penetrare ancora più profondamente nella filosofia di san Tommaso; un ulteriore passo è compiuto con la rie­laborazione del testo Atto e potenza in cui il filosofo affronta una delle questioni fondamentali dell'aristotelismo, contenuto nel libro recentemente pubblicato Potenza e Atto,  Opere, vol. XVIII. Tale elaborazione rappresenta il primo nucleo dell'opera fondamentale Essere finito e Essere eterno, che è legata al momento più importante dalla vita di E. Stein.

Nel 1933 il nazionalsocialismo escludeva i "non ariani" dai pub­blici uffici; E. Stein, nonostante la sua conversione al cattolicesimo, ap­parteneva al popolo ebraico per nascita, la sua attività di docente fu perciò troncata e il 25 febbraio diede la sua ultima lezione. Ella era fortemente preoccupata non per se stessa, ma per il suo popolo ed aveva progettato di compiere un viaggio a Roma per chiedere al Santo Padre un'enciclica sulla questione ebraica; per realizzare ciò sarebbe stata ne­cessaria un'udienza privata che era impossibile ottenere in quel mo­mento. “ Rinunciai quindi al viaggio — scrive E. Stein nell’Autobiografia riportata nel libro della sua consorella Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein (Nuernberg 1951) — e presentai la mia domanda per iscritto; so che la lettera venne rimessa sigillata al Santo Padre, del quale ricevetti poco dopo la benedizione per me e per i miei congiunti. Null'altro. In seguito, ho pensato spesso se quella lettera gli fosse ritornata qualche volta in mente, giacché negli anni successivi si verificò passo per passo quanto avevo previsto per l’avvenire dei cattolici della Germania” . La sua profezia si avverò e la colpì direttamente; ma procediamo con ordine.

Il 14 ottobre del 1933 E. Stein entra nel Carmelo di Colonia come novizia; giunge a compimento un desiderio che aveva coltivato fin dalla sua conversione, ma che non aveva potuto realizzare. Ciò dimostra che la sua non fu una fuga, né una decisione presa improvvisamente, ma il risultato di una lunga attesa. Forse in quegli eventi tristi ella vide il segno della Provvidenza che le permetteva di realizzare il tipo di esi­stenza che tanto la attirava.

Durante la sua permanenza in convento, E. Stein ebbe il permesso, anzi fu sollecitata, a continuare le sue ricerche filosofiche. Nel 1936 il manoscritto di mille­trecentosessantotto pagine era già pronto e fu intitolato Essere finito e Essere eterno – tentativo di elevazione al tema dell’essere, e pubblicato nel 1950 come vol. II delle Opere. Sul significato del lavoro e sulla sua finalità possiamo far parlare la stessa Autrice, che così scrive nella Prefazione:

“ La questione dell'essere forma il centro dell'opera, e la contrapposizione del pensiero tomistico con quello fenomenologico si svolge nella trattazione oggettiva di tale questione. Poiché tanto la ricerca del signi­ficato dell'essere, quanto il tentativo di fusione tra il pensiero medioe­vale e l’attuale pensiero del nostro tempo non sono soltanto una preoc­cupazione personale, ma un problema che predomina nella vita filo­sofica e da molti viene sentito con l'urgenza di un'intima necessità l’autrice crede che questo tentativo, anche se tanto deficiente, possa tuttavia essere di aiuto ad altri ”

Il titolo del libro indica chiaramente, infatti, che il punto centrale della questione è rappresentato dall'essere; tale termine non era ignorato nella analisi fenomenologica husserliana, che anzi lo accoglie per indicare la totalità dell'esistenza e della realtà; si cita frequentemente, ad esempio, l’espressione essere del mondo; ma tale essere viene studiato nel suo rapporto trascendentale con il soggetto, per cui il vocabolo "onto‑logia" è utilizzato non come trattazione del tema dell’essere, ma per indicare la connotazione essenziale degli ambiti della realtà e della conoscenza umana che hanno una unità intrinseca; si parla pertanto di ontologie regionali. Quindi si tratta di un uso diverso rispetto a quello della tradizione metafisica, in particolare medioevale, che mutua il termine dalla filosofia greca, ma lo attribuisce in primo luogo all'As­soluto e secondariamente all'esistenza delle cose, in quanto create da Dio, cioè aventi l'essere in modo derivato. All'uso metafisico proprio della filosofia cristiana si riferisce E. Stein, restituendo al vocabolo "ontologia" il suo significato tradizionale.

La struttura ontologica del reale risulta individuata da una suc­cessione di momenti discendenti da Dio alle creature e ascendenti dal creato a Dio. I primi tre capitoli sono dedicati alla distinzione fra atto e potenza, essere reale ed essere essenziale; il quarto all'esame dell’es­senza e del rapporto fra materia e forma; il quinto ai modi in cui si predica l'essere e quindi al tema della verità;  per questa via si giunge ad affrontare il problema di Dio nel capitolo sesto; nel settimo si sviluppa la questione trinitaria rispetto a Dio e alle creature; con l'indagine su queste ultime e perciò sul significato dell'individuazione, affrontata nel capitolo settimo, si chiude il libro.

Particolare interesse riveste l'insistenza sul tema della soggetti­vità; tale aspetto ricorda non solo la posizione agostiniana — alla quale E. Stein si avvicina molto nonostante il suo insistente richiamo al to­mismo — ma anche le indagini husserliane, dalle quali sembra ripresa la ripartizione fra corpo, psiche e spirito. Certamente tale ripartizione non è nuova nella speculazione filosofica, ma Husserl aveva a lungo me­ditato su di essa, dimostrando di voler cogliere tutti gli aspetti della soggettività e della persona, non solo quelli conoscitivi, ma anche quelli etici, affettivi e in generale tutte quelle attività che rientrano nella sfera definita tradizionalmente come spirituale.

Si è sottolineato, d'altra parte, come  sollecitata proprio dalle analisi del maestro nella Dissertazione di laurea E. Stein avesse affron­tato il tema dell'empatia, quindi un argomento che le permetteva di indagare sui processi interiori che si verificano nella psiche umana nel rapporto con gli altri. Ad un ulteriore approfondimento dell'interiorità è dedicata un'ampia parte del suo libro sull'essere; ella afferma, infatti, che la verità di cui l'essere umano parla e che non dipende dal lui o da lei origina­riamente, è, però, conosciuta all'interno dell'anima. E’ qui che l'incontro fra l'agostinismo e la fenomenologia si fa evidente e permette di rin­tracciare ancora una volta la continuità presente nella ricerca filosofica di E. Stein.

 

Analisi dell'interiorità: la mistica

 

Il motivo dell'interiorità serve a stabilire un filo conduttore che si prolunga nell'ultimo scritto significativo della nostra autrice: Scientia crucis- studio su san Giovanni della Croce, Opere, vol.; il suo cammino culmina, infatti, con l'esperienza mistica.

È nel fondo dell'anima che si intuisce il significato della propria esistenza; non ci si trova di fronte ad un vuoto, ma, al contrario, si av­verte tutta la forza della persona nella sua unità. E’ quello che santa Teresa di Gesù chiama il "castello interiore". Ella si era già ispirata a questa Santa, alla quale dedica una delle due appendici del suo libro Essere finito e Essere eterne, intitolata Il castello dell’anima, l’altra consiste in una sottile analisi dell’opera di M.Heidegger, la filosofia esistenziale di Martin Heidegger. E. Stein confronta alla fine della sua indagine due pensatori così lontani nel tempo e nelle tematiche affrontate per dimostrare la superficialità dell’uno contrapposta alla profondità dell’altra riguardo all’indagine sull’essere umano in se stesso e in rapporto a Dio. I mistici, infatti, danno un contributo straordinario per entrare nell’anima umana; è per questa ragione che li sceglie come sua guida, anche in senso filosofico oltre che spirituale. Essi avvalorano e completano proprio quelle analisi condotte attraverso il metodo fenomenologico.

In questa ultima direzione san Giovanni della Croce insegna che  pren­dere la via della Croce significa liberarsi da ogni desiderio per giungere fino all'annullamento del proprio essere che avviene nel momento in cui si attua l'unione con Dio. Per ottenere tale risultato l'anima deve entrare nella "notte attiva" dei sensi, cioè consegnarsi alla crocifissione; quando le tre energie del­l'anima umana, già indicate da S. Agostino, l'intelligenza, la memoria e la volontà si annullano nella fede, quest'ultima si unisce nella completa oscurità con Dio che supera ogni intelletto e comprensione naturale. Questo atto di purificazione dell'anima non è tuttavia sufficiente; sa­rebbe presuntuoso da parte dell'uomo pretendere di compiere con le sue forze l'unificazione interiore con Dio; la "notte passiva" si attua quando interviene Dio e all'anima è concesso di contemplare la sua sapienza misteriosa. Salire a Dio e scendere in se stessi è la medesima cosa; il luogo più profondo dell'anima non è accessibile ad alcuno spi­rito all'infuori di Dio. Anche se l’essere umano non vede mai completamente il suo intimo che solo Dio conosce interamente, egli tuttavia ne può di­sporre, è libero. In questo modo si giustifica la sua autonomia e contemporaneamente la sua profonda unità con Dio. E. Stein insiste, quindi, sulla comunione, non astrattamente intellettuale, ma pienamente vissuta fra l'essere umano e Dio.  La via della mistica è quella che bisogna per­correre, secondo la nostra autrice, per penetrare veramente nella nostra realtà, che è in ultima analisi coincidente con quella divina; si tratta di un atto intuitivo che sembra annientare il nostro essere, ma che invece permette di coglierlo nella sua verità.

Il 21 aprile 1938 Husserl muore; nelle stesse ore della sua agonia E. Stein fa la professione perpetua di ingresso nella clausura delle Carmelitane di Colonia. Il Carmelo non riesce, però, a proteggerla dalla tragedia del popolo ebraico; nonostante il suo trasferimento nel convento di Echt in Olanda, viene ricercata dalla polizia nazista. Arrestata e internata nel campo di concentramento di Auschwitz, secondo alcune testimonianze e i dati ufficiali dei registri del campo, dovrebbe essere stata uccisa in una camera a gas il 9 agosto 1942.

 

 Angela Ales Bello