Edith
Stein Edith
Stein nasce il 12 ottobre 1891 a Breslavia; dopo aver frequentato il liceo
entra nell’Università della sua città natale nel 1911 dove frequenta la
facoltà di germanistica e segue i corsi di filosofia e di psicologia
sperimentale, ma proprio a Breslavia venne a conoscenza delle ricerche che il
filosofo E. Husserl (1859‑1938) stava svolgendo a Gottinga e decise di
seguire le sue lezioni dopo aver letto nell'estate del 1913 il secondo volume
delle Ricerche Logiche. Edmund
Husserl, la cui formazione è legata agli studi di matematica e di psicologia,
aveva attraversato una fase di riflessione durante la quale riteneva di poter
comprendere il significato dell’aritmetica e in particolare quello del numero
per mezzo dell'analisi psicologica. Già nel primo volume delle Ricerche
Logiche del 1901, egli aveva dimostrato, però, di essersi reso conto
dell’insufficienza della psicologia e di essersi orientarsi verso la logica per
poter afferrare il significato dei processi conoscitivi. In realtà egli era
alla ricerca di un metodo di indagine sulla interiorità umana che si ponesse al
di là sia della logica che della psicologia, metodo che sarà da lui elaborato e
definito "fenomenologico", ossia un’ analisi dell'attività
conoscitiva e in generale della vita riflessiva e affettiva umana, che la
descriva nel suo darsi, così come si presenta, senza sovrapporre ad essa
elementi estranei. Questa
descrizione che mette in evidenza ciò che è proprio dei fenomeni, intesi come
atti conoscitivi o affettivi e che cerca di comprenderli in se stessi, è
definita appunto fenomenologia, riflessione su ciò che si presenta, si dà nel
fluire della nostra coscienza. Essa
si scandisce, quindi, in un doppio movimento: un messa in evidenza di ciò che è
"essenziale" (riduzione eidetica, da eidos = essenza),
dopo aver messo fra parentesi ogni altro aspetto, perfino quello esistenziale (epoché), e degli atti che sono
"vissuti" (Erlebnisse) dal soggetto, preso nella sua universalità
(riduzione trascendentale), secondo l'uso che già Kant aveva fatto del
termine trascendentale, come ciò che è relativo alla struttura della
soggettività. Edith
Stein comprende a fondo il significato di tale metodo di indagine, tanto da non
abbandonarlo mai sostanzialmente, anche quando la sua ricerca affronterà temi
che la allontaneranno dal suo maestro Husserl. A
Gottinga, infatti, ella ha la possibilità di applicare il metodo fenomenologico
alla sua prima ricerca importante, quella relativa all' empatia, cioè
al modo in cui ogni io si mette in contatto con gli altri e li riconosce come
alter-ego, da lei elaborata nella sua Dissertazione di laurea Il problema
dell’empatia, pubblicata a Halle nel 1917. Tale conoscenza ha una sua
particolarità: l'altro è conosciuto o meglio "sentito" come altro‑io
(alter‑ego), cioè è riconosciuto come un soggetto (io), ma diverso
da me e perciò "altro"; tuttavia, se da un lato ogni io rimane
estraneo all'altro, in quanto un'immedesimazione totale è impossibile, è anche
vero che è possibile comprendere attraverso la presentificazione di ciò che l'altro pensa, vive e
sente; si stabilisce in tal modo una comunicazione fra i due che si estende a
tutti i soggetti, diventando appunto inter‑soggettiva. Siamo
nel 1916; Husserl stava sviluppando in quegli anni e continuerà in quelli
successivi accanto ad altre analisi, anche quella sull'intersoggettività. E.
Stein prende spunto dalle indagini del maestro, le elabora in modo personale e
le utilizza contro i sostenitori di un'interpretazione puramente psicologica
dei processi conoscitivi, dimostrando la validità del metodo fenomenologico
nell'ambito della descrizione dei rapporti fra i soggetti. Nella Dissertazione
di E.Stein c'è un punto particolarmente significativo: esso riguarda la
possibilità dell'essere umano di mettersi in contatto con Dio e la modalità
del legame che li unisce in quanto credente. Questa
riflessione stupisce, se si pensa che E. Stein, proveniente da famiglia
ebraica, era diventata fin dall'adolescenza indifferente nei confronti dei
problemi religiosi. E’ necessario, però, tenere anche in debito conto ciò che
ella scrive nella sua autobiografia. A Gottinga in quegli anni risiedeva anche
Max Scheler; egli contendeva a Husserl il primato nella scoperta del
metodo fenomenologico, in realtà si fermava alla sola riduzione all'essenza,
che applicava all'analisi dei sentimenti e in particolare alla dimensione
religiosa. A prescindere dalla questione del "primato" nella scoperta
del metodo fenomenologico, che E. Stein pensa debba spettare a Husserl,
ella confessa di preferire l'atteggiamento di ricerca, più rigoroso e onesto
intellettualmente proposto da Husserl, ma di aver subito l'influenza di
Scheler proprio per quanto riguarda i problemi religiosi:, per cui cadevano
così le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza
saperlo e il mondo della fede le si apriva repentinamente dinanzi. Nel
1917 Husserl veniva nominato ordinario all'Università di Friburgo, egli scelse
come sua assistente E. Stein il cui lavoro consisteva nel sistemare i numerosi
manoscritti del maestro e nel tenere corsi preparatori alla fenomenologia per
gli studenti più giovani. Nel frattempo il contatto con la moglie di Adolf Reinach,
suo collega a Gottinga morto durante la prima guerra mondiale e con Hedwig
Conrad‑Martius, entrambe profondamente religiose, la sollecitò sempre di
più ad approfondire la conoscenza dei testi sacri, ma la spinta decisiva verso
la conversione al cattolicesimo fu data dalla lettura della vita di S. Teresa
d'Avila. Nel Capodanno del 1922 ricevette il Battesimo e la Prima Comunione.
Non sentendosi più a suo agio a Friburgo, preferì accettare nel 1923 il posto
di docente di lingua e letteratura tedesca presso l'Istituto Magistrale delle
Madri Domenicane di S. Maddalena a Spira. Certamente questo non fu un esilio,
anzi si intensificò il suo contatto con gli altri e la sua popolarità aumentò,
sia sotto il profilo culturale che spirituale E. Stein fu molto conosciuta e la
sua partecipazione richiesta in numerose occasioni. L’approfondimento delle analisi fenomenologiche le consente di completare la trilogia iniziata con la trattazione del tema dell’empatia con due lunghi saggi, Psicologia e scienze delle spirito – Contributi per una fondazione filosofica (1922) e Una ricerca sullo Stato (1925) pubblicati sullo “Jahrbuch fuer Philosophie und phaenomenologische Froschung” diretto da Husserl e dedicati alla descrizione fenomenologica dell’essere umano come formato da corpo, psiche e spirito e delle forme associative umane, la comunità, la società e lo Stato. Già nel 1919 ella aveva iniziato una sottile analisi ricapitolativa e introduttiva delle tematiche che andava affrontando, analisi che condurrà fino al 1932 presso l’Istituto tedesco di pedagogia scientifica di Muenster dove insegnò per un anno. Le sue indagini riprendono il tema della soggettività, dell’intersoggettività e delle scienze umane e si allargano sulla scia delle analisi della sua amica Hedwig Conrad Martius anche ad un argomento che sembrava a lei estraneo, quello relativo al significato della natura. Tali analisi sotto il titolo complessivo di Introduzione alla filosofia sono state pubblicate come vol.XIII delle sue opere.
Fenomenologia e filosofia cristiana L'impostazione di Husserl risente indubbiamente della
tradizione cristiana alla quale egli si era legato dopo la conversione
dall'ebraismo al protestantesimo, ma
proprio per questa ragione le sue ricerche non erano certamente rivolte alla
filosofia medioevale. Edith Stein, al contrario, sollecitata anche dalla sua
conversione religiosa al cattolicesimo compie parimenti quella che si può
definire una conversione "filosofica" che la conduce alle radici
della filosofia cristiana e all'incontro con il pensatore più
significativo: san Tommaso d’ Aquino. A
lui dedica la traduzione in lingua tedesca delle Quaestiones disputatae de
veritate e il lungo saggio La fenomenologia di Husserl e la filosofia di
san Tommaso d’Aquino, pubblicato sempre nello “Jahrbuch” in occasione del
settantesimo compleanno di Husserl. In realtà è proprio il saggio dedicato al confronto fra
Husserl e san Tommaso d'Aquino che fornisce la chiave per comprendere la sua
nuova direzione di indagine. Ciò che distingue fondamentalmente la
fenomenologia husserliana e la filosofia tomista è la visione "antropocentrica"
della prima e quella "teocentrica" della seconda. La ricerca della
verità è comune ad entrambi i filosofi; ella riconosce, infatti, che la
fenomenologia di Husserl con la sua esigenza di rigorosità tende ad accertare
ciò che è vero e valido, al di là di ogni scetticismo e relativismo, ma
sottolinea anche che l'oggetto di indagine è, appunto, il "mondo"
così come è costituito — ma certamente non costruito o prodotto in senso
idealistico — dal soggetto, inteso non in senso particolare e psicologico, ma
come soggetto nella sua universalità. Per tale ragione la fenomenologia
husserliana sembra fermarsi prevalentemente a delineare un’ antropologia.. La verità, secondo san Tommaso, si identifica con la
rivelazione divina che viene indagata dalla mente umana la quale attraverso
tale indagine esercita la sua capacità di filosofare, ma si rende conto
contemporaneamente che la luce della conoscenza proviene ad essa dall'alto. Tutto ciò dimostra, quindi, che, pur ammettendo la validità
della ricerca filosofica husserliana, E. Stein ritiene l'apertura
"teologica" della speculazione di san Tommaso più convincente, in
quanto egli indica la fonte della
verità in Dio. Ella è probabilmente sollecitata a condividere tale posizione
oltre che dalla constatazione della finitezza dell'uomo, anche dalla sua
conversione religiosa. Come nel caso di sant’ Agostino, l'esperienza del
limite e dell'incapacità dell'uomo conduce ad un'adesione di fede che non esclude
l'esigenza di una giustificazione razionale del significato di quella
limitazione, anzi chiarisce la necessità dell'apertura verso la Verità
assoluta. Se confrontiamo la posizione di E. Stein e quella di E.
Husserl a questo proposito dobbiamo osservare che ci troviamo di fronte ad un
diverso modo di intendere il rapporto fra filosofia e religione. Per Husserl le
due sfere sono completamente separate, anche se personalmente stabilisce una
profonda connessione; E.Stein, al contrario, si inserisce nel filone della
filosofia cristiana che aveva intorno agli anni trenta in particolare in
Francia una sua reviviscenza per opera di J. Maritain e di altri. Ciò non
significa che Husserl non riconosca i diritti della fede, della religione, che
non consideri l'uomo dipendente da Dio, ma non include nella sua ricerca
direttamente e primariamente tale riconoscimento. Ed è questa la ragione per
la quale E. Stein definisce la posizione husserliana antropocentrica. Ella,
invece, attraverso la filosofia cristiana, ritiene di incanalarsi nel solco
della philosophia perennis, cioè di una speculazione che abbia come
sfondo la verità assoluta e ad essa ritorni dopo il suo cammino di ascesi
intellettuale. In questa prospettiva si debbono intendere le opere
successive di E. Stein e in particolare Essere finito e Essere eterno della
quale si dirà più avanti.
Problemi sociali e morali: la condizione della donna La seconda attività di Edith Stein, quella di conferenziera,
che la fa conoscere ad un vasto pubblico, è documentata in particolare nel
libro che raccoglie i saggi sulla condizione femminile La donna – il suo
compito secondo la natura e la grazia, ora contenuto nelle sue Opere, vol.
V. Il suo punto di vista, estremamente aperto alle proposte contemporanee, anche
se sempre equilibrato, riveste una notevole importanza per la soluzione della
questione della donna. La sua tesi è la seguente: non è possibile riflettere
seriamente sul ruolo della donna, se non si esaminano le caratteristiche dei
due sessi, ciò permetterà di delineare il loro ruolo nella società. Come si è
detto, l'analisi filosofica sulla struttura dell’essere umano e sulle forme
associative umane era stata già compiuta, si trattava, allora, di affrontare il
tema del ruolo del singolo, donna e uomo, nella società, in modo da fornire
indicazioni concrete sul piano etico-sociale. Secondo
E. Stein, la natura dell'uomo e quella della donna differiscono per attitudini
e per sensibilità; ciò non significa, però, che essi non abbiano capacità
intellettuali uguali e soprattutto che non meritino lo stesso rispetto, quindi
non debbano usufruire all'interno del contesto sociale di una fondamentale
uguaglianza. È necessario, inoltre, osservare che, se ci sono elementi che
contraddistinguono la natura femminile, più propensa all'altruismo, più
sensibile di quella maschile, la quale appare più decisamente caratterizzata da
capacità intellettuali che tendono all'astrazione, tuttavia ogni singolo
individuo può anche sottrarsi a questa regola generale e quindi ogni donna e
ogni uomo ha una personalità particolare che non impedisce all'una di eccellere
nelle attività intellettuali, come non chiude sempre l'altro in un esasperato
egoismo. Da queste premesse consegue che la donna ha un ruolo
fondamentale nella società proprio per le sue caratteristiche di apertura
verso gli altri e può, quindi, essere utile in molte professioni e può assumere
validamente funzioni pubbliche. Si deve sottolineare che questa posizione nel
momento storico in cui veniva enunciata si mostrava "rivoluzionaria".
Le lotte per la "liberazione della donna" erano iniziate in realtà
già da qualche decennio in particolare in Inghilterra, e si erano diffuse anche
in Germania, ma non era ancora accettato, per lo meno nella mentalità comune,
che la donna potesse a pieno diritto essere inserita nella vita pubblica.
Inoltre è da sottolineare che i movimenti "femministi" — e ciò li
caratterizza in gran parte quasi per tutto il nostro secolo — sono movimenti di
reazione nei confronti di una società impostata secondo canoni
"maschili" e quindi tendono spesso a rivendicare diritti senza
procedere ad un esame globale della società stessa, composta di uomini e di
donne. Il merito di E. Stein è quello di aver indicato che nessuna
soluzione del problema della donna possa essere realizzata se non stabilendo
o ripensando anche il ruolo dell'uomo; e ciò non soltanto in una prospettiva
puramente sociale, ma anche in una visione morale e religiosa. Risalendo alla
fonte dei problemi ed esaminandoli nella loro ampiezza, secondo un'impostazione
che rimane sostanzialmente filosofica, ella affronta anche la questione
teologica, fondamentale per chiarire il comportamento morale. Si comprende così
che il ruolo subordinato della donna e la prepotenza dell'uomo sono dovuti alla
corruzione della natura umana operata dal peccato originale, la grazia di Dio
attraverso Cristo dovrebbe aiutare a ristabilire l'equilibrio nel ripristinare
l'uguaglianza delle persone anche nella diversità delle mansioni. Fondamentali
sembrano ad E. Stein le parole di san Paolo: non ci saranno più né schiavi, né
liberi, né uomini, né donne (Galati, 3, 4). Quanto sia difficile, però, superare questa situazione di
decadenza spirituale, è confermato dal fatto che lo stesso san Paolo stabilisce
un posto subordinato alle donne nelle assemblee (Timoteo, 1), è comprensibile,
quindi, che si incontrino difficoltà e resistenze nella vita quotidiana; il
superamento delle passioni è possibile solo se interviene l'aiuto della grazia
divina.
Essere finito ed essere eterno Lo sfondo religioso e teologico nel quale si muove ormai la
riflessione di E. Stein la conduce a penetrare ancora più profondamente nella
filosofia di san Tommaso; un ulteriore passo è compiuto con la rielaborazione
del testo Atto e potenza in cui il filosofo affronta una delle questioni
fondamentali dell'aristotelismo, contenuto nel libro recentemente pubblicato Potenza
e Atto, Opere, vol. XVIII. Tale
elaborazione rappresenta il primo nucleo dell'opera fondamentale Essere
finito e Essere eterno, che è legata al momento più importante dalla vita
di E. Stein. Nel 1933 il nazionalsocialismo escludeva i "non
ariani" dai pubblici uffici; E. Stein, nonostante la sua conversione al
cattolicesimo, apparteneva al popolo ebraico per nascita, la sua attività di
docente fu perciò troncata e il 25 febbraio diede la sua ultima lezione. Ella
era fortemente preoccupata non per se stessa, ma per il suo popolo ed aveva
progettato di compiere un viaggio a Roma per chiedere al Santo Padre
un'enciclica sulla questione ebraica; per realizzare ciò sarebbe stata necessaria
un'udienza privata che era impossibile ottenere in quel momento. “ Rinunciai
quindi al viaggio — scrive E. Stein nell’Autobiografia riportata nel libro
della sua consorella Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein
(Nuernberg 1951) — e presentai la mia domanda per iscritto; so che la lettera
venne rimessa sigillata al Santo Padre, del quale ricevetti poco dopo la
benedizione per me e per i miei congiunti. Null'altro. In seguito, ho pensato spesso
se quella lettera gli fosse ritornata qualche volta in mente, giacché negli
anni successivi si verificò passo per passo quanto avevo previsto per
l’avvenire dei cattolici della Germania” . La sua profezia si avverò e la colpì
direttamente; ma procediamo con ordine. Il 14 ottobre del 1933 E. Stein entra nel Carmelo di Colonia
come novizia; giunge a compimento un desiderio che aveva coltivato fin dalla
sua conversione, ma che non aveva potuto realizzare. Ciò dimostra che la sua
non fu una fuga, né una decisione presa improvvisamente, ma il risultato di una
lunga attesa. Forse in quegli eventi tristi ella vide il segno della
Provvidenza che le permetteva di realizzare il tipo di esistenza che tanto la
attirava. Durante la sua permanenza in convento, E. Stein ebbe il
permesso, anzi fu sollecitata, a continuare le sue ricerche filosofiche. Nel
1936 il manoscritto di milletrecentosessantotto pagine era già pronto e fu
intitolato Essere finito e Essere eterno – tentativo di elevazione al tema
dell’essere, e pubblicato nel 1950 come vol. II delle Opere. Sul significato
del lavoro e sulla sua finalità possiamo far parlare la stessa Autrice, che
così scrive nella Prefazione: “ La questione dell'essere forma il centro dell'opera, e la
contrapposizione del pensiero tomistico con quello fenomenologico si svolge
nella trattazione oggettiva di tale questione. Poiché tanto la ricerca del
significato dell'essere, quanto il tentativo di fusione tra il pensiero medioevale
e l’attuale pensiero del nostro tempo non sono soltanto una preoccupazione
personale, ma un problema che predomina nella vita filosofica e da molti viene
sentito con l'urgenza di un'intima necessità l’autrice crede che questo
tentativo, anche se tanto deficiente, possa tuttavia essere di aiuto ad altri ”
Il titolo del libro indica chiaramente, infatti, che il
punto centrale della questione è rappresentato dall'essere; tale termine non
era ignorato nella analisi fenomenologica husserliana, che anzi lo accoglie per
indicare la totalità dell'esistenza e della realtà; si cita frequentemente, ad
esempio, l’espressione essere del mondo; ma tale essere viene studiato nel suo
rapporto trascendentale con il soggetto, per cui il vocabolo "onto‑logia"
è utilizzato non come trattazione del tema dell’essere, ma per indicare la
connotazione essenziale degli ambiti della realtà e della conoscenza umana che
hanno una unità intrinseca; si parla pertanto di ontologie regionali. Quindi si
tratta di un uso diverso rispetto a quello della tradizione metafisica, in
particolare medioevale, che mutua il termine dalla filosofia greca, ma lo
attribuisce in primo luogo all'Assoluto e secondariamente all'esistenza delle
cose, in quanto create da Dio, cioè aventi l'essere in modo derivato. All'uso
metafisico proprio della filosofia cristiana si riferisce E. Stein, restituendo
al vocabolo "ontologia" il suo significato tradizionale. La struttura ontologica del reale risulta individuata da una
successione di momenti discendenti da Dio alle creature e ascendenti dal
creato a Dio. I primi tre capitoli sono dedicati alla distinzione fra atto e
potenza, essere reale ed essere essenziale; il quarto all'esame dell’essenza e
del rapporto fra materia e forma; il quinto ai modi in cui si predica l'essere
e quindi al tema della verità; per questa
via si giunge ad affrontare il problema di Dio nel capitolo sesto; nel settimo
si sviluppa la questione trinitaria rispetto a Dio e alle creature; con
l'indagine su queste ultime e perciò sul significato dell'individuazione,
affrontata nel capitolo settimo, si chiude il libro. Particolare interesse riveste l'insistenza sul tema della
soggettività; tale aspetto ricorda non solo la posizione agostiniana — alla
quale E. Stein si avvicina molto nonostante il suo insistente richiamo al tomismo
— ma anche le indagini husserliane, dalle quali sembra ripresa la ripartizione
fra corpo, psiche e spirito. Certamente tale ripartizione non è nuova nella
speculazione filosofica, ma Husserl aveva a lungo meditato su di essa,
dimostrando di voler cogliere tutti gli aspetti della soggettività e della
persona, non solo quelli conoscitivi, ma anche quelli etici, affettivi e in
generale tutte quelle attività che rientrano nella sfera definita
tradizionalmente come spirituale. Si è sottolineato, d'altra parte, come sollecitata proprio dalle analisi del
maestro nella Dissertazione di laurea E. Stein avesse affrontato il tema
dell'empatia, quindi un argomento che le permetteva di indagare sui processi
interiori che si verificano nella psiche umana nel rapporto con gli altri. Ad
un ulteriore approfondimento dell'interiorità è dedicata un'ampia parte del suo
libro sull'essere; ella afferma, infatti, che la verità di cui l'essere umano
parla e che non dipende dal lui o da lei originariamente, è, però, conosciuta
all'interno dell'anima. E’ qui che l'incontro fra l'agostinismo e la
fenomenologia si fa evidente e permette di rintracciare ancora una volta la
continuità presente nella ricerca filosofica di E. Stein.
Analisi dell'interiorità: la mistica Il motivo dell'interiorità serve a stabilire un filo
conduttore che si prolunga nell'ultimo scritto significativo della nostra
autrice: Scientia crucis- studio su san Giovanni della Croce, Opere,
vol.; il suo cammino culmina, infatti, con l'esperienza mistica. È nel fondo dell'anima che si intuisce il significato della
propria esistenza; non ci si trova di fronte ad un vuoto, ma, al contrario, si
avverte tutta la forza della persona nella sua unità. E’ quello che santa
Teresa di Gesù chiama il "castello interiore". Ella si era già ispirata
a questa Santa, alla quale dedica una delle due appendici del suo libro Essere
finito e Essere eterne, intitolata Il castello dell’anima, l’altra
consiste in una sottile analisi dell’opera di M.Heidegger, la filosofia
esistenziale di Martin Heidegger. E. Stein confronta alla fine della sua
indagine due pensatori così lontani nel tempo e nelle tematiche affrontate per
dimostrare la superficialità dell’uno contrapposta alla profondità dell’altra
riguardo all’indagine sull’essere umano in se stesso e in rapporto a Dio. I
mistici, infatti, danno un contributo straordinario per entrare nell’anima
umana; è per questa ragione che li sceglie come sua guida, anche in senso
filosofico oltre che spirituale. Essi avvalorano e completano proprio quelle
analisi condotte attraverso il metodo fenomenologico. In questa ultima direzione san Giovanni della Croce insegna
che prendere la via della Croce
significa liberarsi da ogni desiderio per giungere fino all'annullamento del
proprio essere che avviene nel momento in cui si attua l'unione con Dio. Per
ottenere tale risultato l'anima deve entrare nella "notte attiva" dei
sensi, cioè consegnarsi alla crocifissione; quando le tre energie dell'anima
umana, già indicate da S. Agostino, l'intelligenza, la memoria e la volontà si
annullano nella fede, quest'ultima si unisce nella completa oscurità con Dio
che supera ogni intelletto e comprensione naturale. Questo atto di
purificazione dell'anima non è tuttavia sufficiente; sarebbe presuntuoso da
parte dell'uomo pretendere di compiere con le sue forze l'unificazione
interiore con Dio; la "notte passiva" si attua quando interviene Dio
e all'anima è concesso di contemplare la sua sapienza misteriosa. Salire
a Dio e scendere in se stessi è la medesima cosa; il luogo più profondo
dell'anima non è accessibile ad alcuno spirito all'infuori di Dio. Anche se
l’essere umano non vede mai completamente il suo intimo che solo Dio conosce
interamente, egli tuttavia ne può disporre, è libero. In questo modo si
giustifica la sua autonomia e contemporaneamente la sua profonda unità con Dio.
E. Stein insiste, quindi, sulla comunione, non astrattamente intellettuale, ma
pienamente vissuta fra l'essere umano e Dio.
La via della mistica è quella che bisogna percorrere, secondo la nostra
autrice, per penetrare veramente nella nostra realtà, che è in ultima analisi
coincidente con quella divina; si tratta di un atto intuitivo che sembra
annientare il nostro essere, ma che invece permette di coglierlo nella sua
verità. Il 21 aprile 1938 Husserl muore; nelle stesse ore della sua
agonia E. Stein fa la professione perpetua di ingresso nella clausura delle Carmelitane
di Colonia. Il Carmelo non riesce, però, a proteggerla dalla tragedia del
popolo ebraico; nonostante il suo trasferimento nel convento di Echt in Olanda,
viene ricercata dalla polizia nazista. Arrestata e internata nel campo di
concentramento di Auschwitz, secondo alcune testimonianze e i dati ufficiali
dei registri del campo, dovrebbe essere stata uccisa in una camera a gas il 9
agosto 1942. Angela Ales
Bello |
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